IL MESTIERE DI LEGGERE

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La Professione del padre

La recensione 01/19

La Professione del padre Sorj Chalandon Keller Editore Di Sorj Chalandon ci eravamo infatuati nel 2014 con 'Chiederò perdono ai sogni', poi ci aveva gettato in una sorta di cotta estiva con 'La quarta parete' del 2016, con questo 'La professione del padre' ci ha fatto definitivamente innamorare di lui...

Ricardo


Francia, inizio degli anni '60, Emile Choulans è un ragazzino di 11 anni, età nella quale si comincia a dismettere i panni dell'infanzia per affacciarsi al mondo di fuori, a prendere in mano una forma primitiva di coscienza di sé e della propria età; Emile realizza che ha 11 anni, che va scuola e la sua vita è apparentemente normale, apparentemente, perché all'interno delle mura domestiche la normalità resta sullo zerbino fuori dalla porta, come chiunque voglia entrare nel loro appartamento.

Sempre in tre: Emile, la madre, il padre, e quest'ultimo è il vero fulcro della storia. Una figura sfuggente dal passato torbido e mai del tutto chiarito, forse un reduce di guerra, forse una persona dalle mille risorse, è stato cantante, campione di judo, calciatore, pastore pentecostale, paracadutista, spia, o forse ancora, più semplicemente, è solo un uomo malato, irascibile e violento, che ha saputo creare un suo proprio regno tra le mura di casa, assecondato da una moglie arrendevole e fragile che giustifica al figlio le intemperanze del padre trincerandosi nella sua frase più tipica: "Lo sai come è fatto tuo padre!".

Chalandon fin dalle prime battute ci prende per mano, con uno stile aggraziato ma secco, ci introduce al suo personale inferno famigliare. Sì, perché quello che scrive è tutto vero, tutto realmente successo, tutto è relegato al suo passato da bambino prima e da adolescente poi, e forse proprio questo doloroso vissuto ne ha fatto il meraviglioso reporter e narratore che noi conosciamo.

La prima scena comincia dalla fine: il funerale del padre. Pagine scritte con una intensità e una leggerezza da leggere e rileggere più volte, e da far leggere ai ragazzi nelle scuole. Da questa scena eterea scivoliamo a cinquanta anni prima, agli albori dei 60, la guerra di Algeria è ai capitoli finali, a scuola un questionario chiede ad Emile quale sia la professione del padre, non ne ha la minima idea, intuisce solo un rabbioso nazionalismo nella figura paterna, ma lo fa con gli occhi di un bambino che guarda all'attualità come a qualcosa di distante e che appartiene solo al mondo dei grandi.

«Scrivi la verità: 'Agente segreto'. Così si sa. E che vadano al diavolo.» con questa burbera risposta trascinerà il figlio nelle sue folli fantasticherie, coinvolgendolo in azioni che nella sua testa vogliono essere eversive, raccontando di un amico americano, Ted, che lavora per la CIA, che li osserva sempre e copre loro le spalle; André Choulans sembra costantemente coinvolto negli eventi che dettano il passo dell'epoca: dalla fuga di Nureyev all'omicidio di J.F.Kennedy, fino allo scellerato piano di assassinare De Gaulle con l'aiuto del figlio. Ed Emile riporta tutte queste storie raccontate dal padre, le assorbe con timore e fierezza, ma sempre con l'innocenza di un bambino, incapace di distinguere il reale dall'irreale.

Come riuscirà un Emile adulto a sgretolare questa ingombrante, guascona e violenta figura paterna, lo lasciamo scoprire a chi vorrà avventurarsi tra le pagine di questo libro magnifico. Un'opera che fa vibrare tutte le corde nell'animo del lettore, e non di meno fa vibrare il sistema nervoso, in un gioco di tensioni che si aggrappa ad ogni capitolo. C'è un punto nella storia in cui mi piace pensare che Emile si sia reso conto di cominciare a rassomigliare al padre, in una forma pericolosamente psicologica, e da quel momento sia incominciato il processo di smarcamento. Ma questo rientra in una normale dinamica nel rapporto tra un padre ed un figlio, normalità che resta in piedi sullo zerbino, fuori da questa storia.